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La situazione linguistica in Sardegna
Questo documento vuole essere una descrizione semplice e sommaria di quella che è la situazione linguistica in Sardegna, dei fatti storici che l’hanno determinata e una comparazione con altre condizioni simili presenti in Europa.
- Alcuni termini tecnici
Bilinguismo.
Si vuole intendere con questo termine una situazione in cui due lingue vengono utilizzate in una condizione di parità.
Diglossia.
Condizione in cui due varianti di una stessa lingua coabitano in uno stesso spazio geografico; una lingua A è utilizzata solo in ambito formale e una lingua B solo in ambito informale.
Dilalia.
Si determina quando si ha la tendenza alla scomparsa della coabitazione tra le lingue A e B e la lingua A viene utilizzata anche in ambiti informali.
- Breve storia dell’evoluzione della lingua sarda
Le varie dominazioni susseguitesi nella nostra regione, determinarono una situazione linguistica abbastanza varia e complessa.
Dapprima l'età Bizantina tra il VI e X secolo lasciò tracce consistenti nella lingua dell'isola.
La penetrazione commerciale e politica di Genova e Pisa e le contaminazioni toscane quindi, posero poi all'inizio dell'anno Mille, le basi per una prima macrodifferenziazione del sardo nelle due varianti, Campidanese e Logudorese.
Diversificazione che si accentuerà con le dominazioni catalano-aragonese e spagnola (protrattesi nell'Isola fino al 1718) che porteranno a un’accentuazione degli elementi linguistici catalani del Campidanese e a una prevalenza dei castiglianismi nel Logudorese.
Successivi eventi hanno introdotto il Sassarese, il Gallurese ( per influenze corse ) e il Tabarchino delle isole meridionali introdotto da pescatori liguri.
L'influenza dell'italiano inizierà dopo che, nel 1718, la Sardegna passerà ai Piemontesi.
L’ Unità d’Italia determinerà poi la definitiva decadenza della lingua Sarda che, in seguito all’imposizione dell’italiano quale lingua ufficiale, diverrà un semplice dialetto rilegato a situazioni non ufficiali e confidenziali.
- Quale situazione oggi?
Dopo anni in cui abbiamo assistito a una condizione di dilalia, per la quale l’italiano ha sostituito il sardo anche negli ambiti non formali, ciò che si sta verificando oggi è un’assoluta rivalutazione del sardo; nel tentativo e nell’impegno di renderla lingua parlata a tutti i livelli sociali e di darle quell’coufficialità affinché divenga principale strumento veicolare assieme all’italiano negli atti e comunicazioni, scritte e parlate , delle varie Amministrazioni Pubbliche.
Varie sono state le tappe che hanno portato alla piu’ ottimistica situazione odierna.
Nel 1978 vi è stata la proposta di legge di origine popolare per l’introduzione del bilinguismo in Sardegna; nel 1992 la Carta Europea delle lingue regionali e minoritarie; nel 1996 la legge n. 27 della Regione Sardegna per la promozione e valorizzazione della lingua e cultura sarda; nel 1999 la legge nazionale n. 482 “Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche”.
La Regione Autonoma della Sardegna intanto si è attivata e continua a farlo per un’ipotesi di normalizzazione ortografica e un progetto di unificazione linguistica. Le tappe principali di questo progetto sono state queste: nel 2001 approvazione del progetto L.S.U Limba Sarda Unificada; nel 2003 salta la proposta di questo standard che non trova un accordo comune per le proteste presentate dagli abitanti del Campidano che ritengono la L.S.U troppo improntata al logudorese e priva delle peculiarità caratteristiche della parlata campidanese; nel 2004 viene avanzata una nuova proposta di unificazione linguistica la L.S.M o Limba Sarda de Mesania che anch’essa incontra però l’opposizione da parte di alcuni esperti; nel 2007 l’ultimo atto di questa lunga trafila: la Regione Sardegna ha approvato uno standard linguistico da usare nei documenti ufficiali delle Amministrazioni Pubbliche, la cosidetta L.S.C Limba Sarda Comuna.
- Il modello catalano
Il principale modello a cui ispirarsi per salvaguardia e importanza della lingua minoritaria è senza dubbio quello catalano. La storia della coufficialità del catalano al pari dello spagnolo inizia ufficialmente nel 1900 quando ne viene rivendicato l’ insegnamento nelle scuole e l’uso nelle Amministrazioni Pubbliche; nel 1907 nasce l’Istituto di studi catalani; nel 1932 la Catalogna diventa Regione Autonoma a Statuto Speciale (Generalitat de Catalunya) e il Catalano diviene lingua ufficiale.
Dopo un periodo di repressione fascista durato sino al 1975, tra il 1979 e il 1983 la Catalogna ottiene un nuovo statuto di autonomia e il Catalano diviene lingua ufficiale al pari del Castigliano. Tra il 1986 e il 1989 si ha l’approvazione di una serie di leggi che prevedono l’inserimento del catalano nelle amministrazioni pubbliche e nelle scuole e lo rendono strumento di comunicazione dei mezzi istituzionali. Nel 1998 la Catalogna vara una legge che prevede l’uso del Catalano a tutti i livelli, dalla vita quotidiana ai mezzi di comunicazione di massa, dalla cultura alla sfera economica
Anni a anni di lotta politica e sociale hanno portato dunque il catalano a essere la settima lingua dell’unione europea per numero di residenti nelle zone in cui è ufficiale; gli atti ufficiali del Parlamento devono essere prodotti in Castigliano e Catalano; tutto il personale delle P.A deve conoscere entrambe le lingue; il Catalano è nelle scuole strumento veicolare per l’insegnamento delle altre discipline e non una semplice lingua da insegnare.
- Alcuni siti utili per saperne di piu’ sul sardo
www.regione.sardegna.it